2025

#1 Ananke

La creatività è una capacità che richiede esercizio costante di attenzione. I passaggi sono chiari ma sempre incerti: bisogna osservare, intuire un legame possibile tra frammenti ancora sparsi riconoscendone il potenziale per raccoglierli e portali con sè. Ogni idea nasce dalla combinazione di qualcosa che già abita in noi ma a cui manca un senso: è cambiando un dettaglio o magari un punto di vista, che si rimette in movimento ciò che sembrava immobile. Che gli si restituisce una vita nuova. Ma la creatività si nutre anche d'irrazionalità. Per esistere deve attraversare lo spazio imprevedibile dalla quale l’essere umano cerca di restare distante non riuscendoci molto spesso...
Creare significa permettere che due elementi incompatibili convivino nella stessa immagine, nello stesso gesto. È nella ricomposizione di questi elementi che risiede la genesi della bellezza. E' da qui che nasce ciò a cui diamo il nome di progetto, il territorio governato da Ananke: l’IA accorcia la distanza tra immaginario e realizzazione, rendendo visibile e conferendo consistenza alle intuizioni senza nome. La sua forza non sta nel creare al posto nostro ma nel restituirci fedelmente le ipotesi intraviste nella nostra mente. Offre alle idee una superficie più ampia su cui apparire ed essere raccontate, moltiplica le possibili combinazioni, apre varchi, permette deviazioni. Fino a quando ciò che abbiamo sognato comincia a guardarci negli occhi.

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Nel buio che riempie la stanza, i lampi che fendono il cielo, mettono quasi paura a vederli dalla finestra. Sembra quasi come se il cielo si stesse vendicando di un torto subito molto tempo fa. Ma la tempesta non arriva per caso, a provocarla è un uomo, che si trova solo davanti a tutte le sue macchine. Ed è insieme a queste che tenta di dare forma al suo pensiero. Il suo pensiero è il suo fuoco. Il fuoco arde dentro di lui, lo nutre e si nutre di lui. Ed è tutto quello che ha. Il fuoco però può ardere troppo e bruciare tutto quello che lo circonda: gli antichi lo avevano capito molto tempo fa. Sapevano che il calore della tecnica scalda, illumina, salva l'umano. Ma può anche fargli male...
Per questo vollero incatenare Prometeo, perchè temevano che la sua fiamma potesse sciogliere l'ordine del mondo, che già riconoscevano essere fragile. Noi, invece, il fuoco di Prometeo lo abbiamo liberato. Abbiamo tradito l'ordine degli antichi di tenerlo in gabbia e da quando è libero, gli chiediamo tutto. Di estenderci, di dare forma e fiato alle moltitudini che abitano in noi, alla nostra capacità di immaginare. Di costruire visioni, mondi, illusioni. Siamo diventati più alti dei nostri stessi desideri. E da quell’altezza affiora l’eccesso. Il fare senza uno scopo che continua anche quando il perché è finito. Oggi la nostra capacità di creare corre più veloce della nostra capacità di capire. La potenza è immensa. Ma la potenza, senza un limite, scivola nell’arbitrio. Si espande ovunque, senza chiedersi dove sta andando. Per questo dobbiamo sottometterci alla necessità. A quella necessità che esclude, definisce, orienta. Che ci ricorda che l’arte non nasce dal possibile infinito, ma dall’infinito che decidiamo di trattenere. La tecnologia può fare tutto. Può accendere mille luci, costruire un albero perfetto e farlo brillare come una promessa. Ma scegliere il perché, il senso di quel gesto, resta un compito fragile, lento, e irriducibilmente umano. Perché ciò che nasce senza scopo, non ha significato. Non è grande, e mai potrà esserlo.

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#2 Prometheus

#3 Arachne

Esiste una grammatica nel modo in cui le cose vengono disposte nello spazio. Questa sintassi silenziosa si rivela quando spostiamo un bicchiere di pochi millimetri attendendo che la luce accarezzi il cristallo nel punto desiderato. Quando tocchiamo la luce per cambiare luogo all'ombra smettiamo, tramite un atto di volontà di subire passivamente la realtà. Smettiamo di esserne vittime e ne diventiamo creatori. Siamo convinti che la bellezza non arrivi da sola: va cercata e una volta trovata, coltivata nel tempo. Bisogna prendersene cura fino allo sfinimento. Sussiste una vertigine in questa precisione, Aracne la conosce bene. Ella ha tessuto una tela così precisa da sfidare gli dei...
Ma nel farlo, è arrivata a dimenticare se stessa: si è persa dentro la sua maniacalità. L'amore per la bellezza è capace di logorarti e tenerti in piedi nello stesso momento. Perché è nel controllo che si ritrova un senso, è nella costruzione di un ordine perfetto che nessuna realtà è capace di offrirci. Poi, lo sguardo si allarga. La superficie non è più levigata e soffice ma si fa trasparente e dalle sue viscere spuntano cavi, stativi, ingranaggi. La magia si rivela nella sua essenza: scorgiamo le palafitte che sottendono la costruzione di questa bellezza. Questa costruzione ci sta comunicando un monito molto preciso. Non cercate la verità perchè lei la conoscete già. Cercate l’inganno invece: è sotto i vostri occhi, è sufficiente non distogliere lo sguardo. Non voltarsi nell'attimo successivo a quando quel mondo perfetto vi ha convinti di esistere. Restate lì, guardate oltre la superficie se avete creduto vi stia aspettando. Ci troverete lì, a lavorare per convincervi che sia tutto vero. Nell’ombra, regoliamo ogni riflesso e pieghiamo la realtà per raggiungere l’istante in cui chi guarda, dimentichi la costruzione, dimentichi sè stesso e si abbandoni alla meraviglia. La bellezza risiede proprio lì, nel vostro sguardo. Benvenuti nella nostra tela.

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2024

#1 Christmas Boxes